BUONE VACANZE

BUONE VACANZE

Ci rivediamo a settembre con nuovi ed interessanti progetti

“È impossibile godere la pigrizia fino in fondo se non si ha parecchio lavoro da compiere. Non è affatto divertente non far nulla quando non si ha nulla da fare. Perdere il tempo diventa una mera occupazione, allora, e un’occupazione tra le più affaticanti. L’ozio, come i baci, per esser dolce deve essere rubato.”

Jerome Klapka Jerome, Gli oziosi pensieri di un ozioso, Milano, Rizzoli, 1953.

Con la consapevolezza di chi ha lavorato tanto e con impegno per far crescere persone, imprese e territorio ci prendiamo il nostro meritato relax.

Le attività di Oltretutto Consulting si fermeranno per il mese di agosto ma non si fermeranno le menti dei nostri consulenti che mentre faranno riposare il corpo, lasceranno attiva la mente per tornare a settembre con nuovi ed interessanti progetti.

Buone ferie da Oltretutto Consulting!
Ci vediamo a settembre!

COSA FARE PER PIACERE A GOOGLE

COSA FARE PER PIACERE A GOOGLE

Il mistero dell’algoritmo di Google e cosa possiamo fare per aumentare la nostra visibilità online

Articolo a cura di Luca Cannarozzo disponibile nella versione completa al seguente link

L’evoluzione costante degli algoritmi di Google impone un’ottimizzazione continua delle pagine web, un lavoro che non dovrebbe fermarsi alla sola scelta delle giuste parole chiave. 

Gli ultimi progressi dell’algoritmo del motore di ricerca più famoso del mondo, impongono un approccio SEO differente per guadagnare un ranking ottimale. Per questi motivi conoscere, per quanto possibile, l’algoritmo che ne regola il posizionamento, risulta di primaria importanza.

Ma quali sono gli elementi di una pagina web che a Google proprio non piacciono? E soprattutto, come evitarli? 

1. Contenuti di scarsa qualità 

Content is the King.  Quante hai sentito pronunciare questa frase? Continuerai a sentirla, dato che I contenuti di qualità di una pagina web possono ancora fare la differenza nella corretta indicizzazione e posizionamento di un sito web.

I contenuti di scarsa qualità di una pagina web, rappresentano per la maggior parte delle volte un aspetto determinante nella penalizzazione di una pagina. Se, inizialmente, le parole chiave rappresentavano lo strumento più importante per classificare correttamente un sito web, da allora molte cose sono cambiate. 

Adesso è essenziale che i contenuti dei siti web siano originali, ricercati e organizzati in maniera ottimale. Un contenuto di bassa qualità, pure accompagnato da un’accurata scelta delle parole chiave, non può e non potrà rappresentare uno strumento valido per poter scalare i risultati di ricerca. Oggi occorre molto di più.

Google richiede contenuti di qualità, nel senso più stretto del termine. Come si possono produrre contenuti interessanti per gli utenti e allo stesso tempo per il motore di ricerca più famoso al mondo? Un metodo esiste. Si basa essenzialmente su tre aspetti principali: 

Il primo: la profondità dell’argomento.

Google premia i testi più lunghi e contenuti completi. L’algoritmo adesso è capace di evidenziare sezioni del contenuto pubblicato, per rispondere a specifiche domande dell’utente. Per questi motivi, un contenuto più approfondito può offrire la possibilità di soddisfare innumerevoli interrogativi sull’argomento. 

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IL FUTURO DEI VIDEO VISTO DA YOUTUBE

IL FUTURO DEI VIDEO VISTO DA YOUTUBE

Analisi dei cambiamenti socio-culturali che resisteranno alla pandemia

L’articolo di oggi è tratto da Think with Google, ed è a cura di Gina Shalavi, Roya Zeitoune. Potete leggere l’articolo completo a questo link

I cambiamenti culturali e relativi al comportamento a cui abbiamo assistito nell’ultimo anno sono emersi anche su YouTube in diversi modi (un esempio significativo è dato dalla tendenza in rapida crescita di contenuti correlati allo “slow living” e dal sorprendente aumento di lanci virtuali di prodotti). La piattaforma cattura lo spirito del tempo in maniera ineguagliabile.

Il nostro team di analisti di YouTube ha approfondito i contenuti della piattaforma web per comprendere quali sono le tendenze che potrebbero sopravvivere alla pandemia. Abbiamo esaminato le visualizzazioni, i contenuti e le tendenze creative emerse a livello mondiale nel corso dell’ultimo anno. Ciò che abbiamo scoperto indicava continuamente un’unica direzione: i video sono sempre più indispensabili nella vita delle persone, principalmente perché offrono un senso di vicinanza con gli altri. Abbiamo registrato le nostre scoperte nel nuovo report YouTube Culture and Trends. Ecco i punti salienti:

Lezione 1: i video in diretta aiutano le persone ad acquisire un senso di comunità

Mentre i paesi di tutto il mondo entravano in lockdown, le piccole azioni che facevano sentire le persone parte di una comunità (come una chiacchierata casuale con uno sconosciuto al matrimonio di un amico in comune o le battute scambiate con altri tifosi durante la partita della squadra del cuore) sono scomparse.

Non stupisce, quindi, che le persone siano passate ai video online per colmare questo vuoto. Guardare video in compagnia, fisicamente o online, aumenta l’immediatezza generando un maggior senso di vicinanza e comunità.

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COME STRUTTURARE IL PERFETTO REPORT DI DIGITAL MARKETING

Le informazioni in azienda costituiscono da sempre e sempre di più, l’asset più importante. Proprio per questo motivo la loro organizzazione e definizione all’interno di report ben strutturati e “attivabili” è condizione necessaria per prendere delle decisioni strategiche basate su dati concreti.

In questo articolo di Studio Samo, si prova a dare delle linee guida da seguire per strutturare il report di digital marketing perfetto Leggi l’intero articolo a questo link.

Per report indichiamo un rapporto o documento informativo: spesso è visto come un qualcosa di poco conto, invece è uno degli strumenti essenziali e necessari in qualsiasi strategia di Marketing e Digital Marketing. Il Digital Marketing è la componente del marketing che utilizza internet e le tecnologie digitali online per analizzare il mercato, elaborare strategie e porle in….

Proprio grazie a questo documento possiamo avere una panoramica dettagliata della tattica in atto, ossia azioni in corso, rispetto la strategia di Digital Marketing pianificata.

Si tratta quindi di un documento utile e necessario sia per il cliente, ma anche per gli addetti ai lavori, infatti sia che si occupi di Digital Marketing un solo professionista che ci sia un team è importante tenere sotto controllo l’andamento delle campagne, gli Insights e la crescita o meno dei social, i KPI. I KPI, acronimo di Key Perfonmance Indicators (indicatori chiave di performance), sono un insieme di misure quantificabili che un’azienda utilizza per valutare le sue prestazioni nel tempo. Queste… ed il ROI. Il ROI (Return Of Investment, “ritorno sull’investimento”) è il guadagno generato da un determinato investimento, meno il costo dell’investimento stesso.  Il ROI è in genere la misura….

Il report è uno strumento che va, in genere, redatto mensilmente proprio per valutare l’andamento ed avere uno status quo della strategia.

È essenziale lo studio dei dati, ma va anche presentato in maniera precisa, lineare e dettagliata senza però scrivere la Divina Commedia:ti consiglio di rimanere in un range tra le 5 e le 15 pagine.

Il report perfetto è semplice, lineare e conciso, scritto in maniera chiara ed accompagnato da screenshotgrafici ed immagini, per fa comprendere e capire al cliente i valori ed i risultati prodotti e se la strategia attuata sia corretta o meno ed in caso implementarla o cambiarla.

È importante che è il report sia scritto, formattato ed impaginato in maniera chiara e comprensibile, anche per coloro che non se ne intendono di Digital Marketing: pensa di dover spiegare la materia ad un bambino, usa i termini più semplici possibili, vedrai il cliente ti ringrazierà!

Ma come si redige un buon report? Scopriamo subito insieme come strutturare il report perfetto!

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I-supermercati-nascosti-uccideranno-quelli-tradizionali

I SUPERMERCATI TRADIZIONALI SONO SPACCIATI? FORSE!

Il trend al quale stiamo assistendo è quello di una progressiva digitalizzazione del settore retail. Nascono ogni giorno nuovi formati di distribuzione che fanno del digitale la chiave principale per poter acquistare tutto ciò che fino a poco fa pensavamo impossibile acquistare online.

In questo articolo, Wired Italia, ci parla dei cosiddetto Supermercati nascosti che altro non sono che dei magazzini “tecnologici” che si occupano di “spedire la merce a casa del cliente allo stesso prezzo del supermercato tradizionale. Leggi l’intero articolo a questo link.

Una porta anonima in una traversa di via Savona, distretto alla moda di Milano. In un centinaio di metri quadri senza affaccio sulla strada c’è il magazzino di Blok. Spesa in dieci minuti a casa agli stessi prezzi del retail: questa la proposta della startup fondata da Hunab Moreno e Vishal Verma in Spagna, arrivata a Milano a maggio. Qualche giorno dopo è stata la volta di Gorillas, fresca di un investimento da 290 milioni di dollari. Stesso modello. “L’idea di fondo è avere accesso in tempo reale a beni di prima necessità tramite app – dice a Wired Alessandro Colella, country manager di Gorillas -. Oggi per ordinare la spesa online bisogna scegliere slot a 48 ore di distanza e organizzare la giornata attorno a quello. Noi proviamo a fare una cosa diversa“.

Le corsie di Blok ricordano quelle dei piccoli alimentari di paese. Sugli scaffali solo prodotti essenziali. Assortimento che varia a seconda dei residenti del quartiere. Ci sono altri player in arrivo: Getir e Dija, tra gli altri. L’unica costante è la promessa: consegne rapidissime, stessi prezzi del negozio.

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PERCHE' USARE GOOGLE MY BUSINESS

PERCHE’ USARE GOOGLE MY BUSINESS

Molti lo usano ma non lo sanno. Scopriamo come funziona uno dei più importanti strumenti messi a disposizione da Google

Iniziamo col dire che tutti usiamo Google My Business ma che non tutti sanno di cosa si tratta. In effetti stiamo parlando di uno strumento entrato nella nostra quotidianità quando cerchiamo qualcosa sul motore di ricerca e che facilmente ci restituisce informazioni come orari di apertura, sito web, indirizzo, ecc. Ma perchè un’azienda dovrebbe usare Google My Business? Come fa Google a darci queste informazioni? Grazie alle schede aziendali gratuite che ci mette a disposizione.

Google My Business. La scheda aziendale gratuita

Per farci trovare facilmente dai nostri clienti e iniziare a migliorare la nostra immagine digitale, Google ci fornisce questa opportunità che consiste nel registrare la nostra azienda su Google e gestire le nostre informazioni attraverso una dashboard dedicata.

Cosa possiamo fare attraverso la dashboard:

  • Aggiornare i dati aziendali (indirizzo, contatti, orari, ecc.)
  • Gestire foto e video aziendali
  • Parlare con i clienti attraverso la gestione delle recensioni
  • Analizzare le statistiche sulle ricerche degli utenti e migliorare la loro esperienza

Vantaggi per le aziende

La scheda Google My Business rappresenta davvero una grossa opportunità perchè fortemente legata al motore di ricerca: e oggi Google è senza dubbio il principale motore di ricerca utilizzato a livello internazionale. Proprio per questa ragione attraverso questo strumento le aziende possono:

  • dare informazioni utili ai propri clienti nel momento in cui cercano informazioni su temi specifici
  • migliorare l’indicizzazione del sito aziendale rendendolo visibile agli utenti
  • migliorare la digital reputation

Tutto ciò in maniera totalmente gratuita. Non approfittarne sarebbe follia!

VUOI FIDELIZZARE I TUOI CLIENTI? TI SPIEGHIAMO COME FARE!

VUOI FIDELIZZARE I TUOI CLIENTI? TI SPIEGHIAMO COME FARE!

Il tema della fidelizzazione della clientela è sempre più di attualità in tutti i settori di business poiché è proprio la fedeltà al brand che permette alle aziende di migliorare i margini ed espandere la propria fascia di influenza.

In questo articolo di Digital4Biz, si cerca di dare una risposta esaustiva alla domanda che continuano a porsi tutte le imprese. Come faccio a soddisfare il mio cliente a tal punto da renderlo fedele al mio marchio? Leggi l’intero articolo a questo link.

Fidelizzare i clienti significa saper ragionare ben oltre la loro soddisfazione per un acquisto. È necessario lavorare su diverse scale di valore nel breve, nel medio e nel lungo termine, che ruotano attorno al concetto di qualità percepita rispetto al prodotto, al prezzo, alla relazione, alla comunicazione e ai servizi. Il tutto considerando le possibili variabili comportamentali rispetto ai percorsi di scelta e di acquisto. La sfida? Comprendere i cambiamenti apportati dal lungo regime di pandemia che ha portato i cittadini europei ad adottare l’e-commerce in ogni sua forma, modificando le loro aspettative nei confronti dei servizi a corredo dei prodotti. In primis assistenza e logistica offrendo scelta, convenienza e controllo.

Un cambiamento che perdurerà nel tempo

Il punto di partenza del fidelizzare i clienti è di essere consapevoli che nella nuova normalità certe cose non torneranno più indietro. Le persone tra 25 e 34 anni, spesso considerate la prima generazione di nativi digitali hanno maggiori probabilità di continuare ad acquistare tutto o quasi tutto online anche dopo l’allentamento delle restrizioni (23%) rispetto a chi ha più di 55 anni (10%) (Fonte: Report UPS Smart e-commerce 2021 – Cosa cercano gli acquirenti europei in un e-commerce).

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IL RETAIL E' SEMPRE PIU' DIGITAL ORIENTED

IL RETAIL E’ SEMPRE PIU’ DIGITAL ORIENTED

Scopriamo le nuove modalità per generare traffico

L’articolo di oggi è tratto da Think with Google, ed è a cura di Pablo Pérez e Raffaella Stratta. Potete leggere l’articolo completo a questo link

Il traffico, che sia online o in negozio, è ciò che alimenta il motore della vendita al dettaglio. In un mondo che si sta lasciando la pandemia alle spalle, i rivenditori devono far sì che il traffico si muova per incentivare le vendite.

Lo scorso anno, il traffico verso i punti vendita italiani è calato a causa della chiusura forzata dei negozi. Le entrate dalle vendite in negozio sono diminuite del 16% per i rivenditori di generi non alimentari.1 Nel frattempo, la capacità di risparmio dei consumatori è aumentata e la popolazione italiana ha accumulato risparmi in eccesso equivalenti al 6% del PIL, pari a oltre 126 miliardi di dollari (104 miliardi di euro). Mentre attendiamo un futuro in cui, superata la pandemia, le esigenze dei clienti saranno in continuo cambiamento, per i rivenditori è giunto il momento di considerare modi efficaci per riportare gli acquirenti nei negozi e mantenere vivo il traffico online.

Nuovi insight per la vendita al dettaglio grazie al Marketing Mix Modeling

Una nuova ricerca condotta da Google esamina come gli inserzionisti possono indirizzare più efficacemente il traffico verso i propri canali di vendita, online e offline. Abbiamo scoperto che il fattore chiave che indirizza il traffico verso i negozi online è molto diverso da quello che lo porta verso i negozi fisici:

  • Il marketing è il fattore principale che indirizza il traffico online ai siti web di vendita al dettaglio.
  • La sede fisica del negozio, invece, gioca un ruolo fondamentale nell’incrementare l’affluenza di persone in negozio.

I nostri risultati si basano sulla ricerca sul Marketing Mix Modeling (MMM), affiancata dall’analisi filtrata della complessità psicologica. Al nostro studio MMM hanno partecipato oltre 20 importanti rivenditori in Europa, Medio Oriente e Africa, operanti in vari settori, tra cui elettronica, abbigliamento e generi alimentari. Questa ricerca MMM negli ultimi cinque anni ci ha permesso di assodare l’impatto incrementale degli investimenti di marketing. Abbiamo tratto conclusioni che aiuteranno i brand a perfezionare il loro approccio di marketing in un futuro post-pandemia.

La psicologia che stimola il traffico online

Gli acquirenti affermano che la comodità è una considerazione fondamentale per decidere se acquistare online o in negozio.2 Il significato di comodità differisce a seconda della persona e della situazione. Nel mondo fisico il concetto può significare la vicinanza di un negozio. Nel mondo digitale può voler dire, invece, che un consumatore ricorda facilmente un brand che soddisfa le sue esigenze di acquisto e che ha un sito web che si naviga facilmente.

Una tabella che illustra i principali fattori che spingono all'acquisto e le considerazioni fatte dai consumatori che visitano i canali online e i negozi fisici per fare shopping. La comodità è il motore di acquisto principale in entrambi i casi
Fonte: Google/Kantar, studio a livello mondiale sull’aumento del traffico e delle conversioni in seguito al miglioramento delle esperienze cliente, condotto in 38 paesi su un campione di 33.500 consumatori maggiori di 16 anni che avevano fatto acquisti online, aprile-maggio 2019.

Chi sceglie i canali digitali dichiara che è più facile trovare prodotti online e apprezza la comodità della consegna a domicilio. Sfortunatamente i consumatori hanno un’apertura mentale circoscritta che non consente loro di elaborare opzioni online apparentemente infinite. Per questo motivo, tendono ad acquistare solo presso pochi rivenditori top of mind. Abbiamo scoperto che i consumatori di solito utilizzano solo tre negozi online, nonostante ne conoscano 13.

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FAR CRESCERE LE AZIENDE PUNTANDO SUL TEAM

FAR CRESCERE LE AZIENDE PUNTANDO SUL TEAM

Oggi le aziende possono far crescere il proprio livello di competitività puntando sul proprio team: un’opportunità gratuita, di valore, ma che pochi sfruttano

Partiamo da una riflessione che decisamente inconfutabile: le aziende sono fatte da persone. Per questa ragione per far crescere le aziende è sempre più indispensabile puntare sul team, sulle persone e sulla loro crescita professionale. Eppure chi vive il mondo delle imprese (al sud in particolare) ha sempre la percezione che la formazione rappresenti una perdita di tempo. Eppure sono diversi i report sulla formazione continua che raccontano come le imprese che hanno svolto attività di formazione, in ogni settore e di ogni grandezza, hanno contribuito a livello nazionale all’aumento del PIL e quindi hanno visto crescere la propria produzione ed proprio fatturato.

Sembra una cosa naturale, maggiore competenza del personale si traduce in una migliore performance lavorativa; ciò accade ad esempio:

  • lavorando sui processi aziendali riuscendo ad intercettare inefficienze o perdite di tempo;
  • quando si lavora sull’organizzazione, individuando ruoli e competenze in ogni area aziendale;
  • se si assume una nuova risorsa che dovrà comprendere il contesto in cui si sta inserendo e non soltanto le specificità della mansione lavorativa;
  • per la crescita commerciale, sviluppando nel proprio team non soltanto le più innovative tecniche di vendita ma anche una conoscenza approfondita dei prodotti o dei servizi offerti. Capita molto spesso infatti che alcuni dipendenti con ruoli tecnici diventino i principali artefici della spinta commerciale aziendale!
  • quando si lavora sul clima aziendale, garantendo un luogo di lavoro che faccia sentire i dipendenti “a casa”, in un luogo dove poter essere in condizione di lavorare nel migliore dei modi;
  • in tutti i contesti in cui la presenza di persone che agiscono comportamenti virtuosi e professionali porta all’azienda un maggior capacità di lavorare in modo efficace ed efficiente.

Le aziende oggi hanno quindi bisogno di persone capaci di portare valore in azienda, e che abbiano voglia di mettersi in gioco affrontando con passione le attuali complessità. E queste stesse persone hanno bisogno di sentirsi parte di un gruppo, che lo aiuti a tirar fuori i propri talenti. Ed è proprio attraverso la formazione (nelle sue diverse forme, in aula, on the job, esperienziale, ecc.) che si sprigionano i talenti dei propri dipendenti.

Finanziare la formazione

Oggi la formazione rappresenta una grandissima opportunità almeno per due ragioni:

  • porta valore all’interno dell’azienda (se fatta con le giuste modalità);
  • è a costo zero. Infatti esistono degli strumenti che consentono di finanziare la formazione ma che spesso le aziende non conoscono.

Perché non sfruttarla? Perché molto spesso gli imprenditori dicono di non avere tempo per fare formazione? Ovvero per fare qualcosa di utile per la propria azienda? In molti casi si tratta di scuse per nascondere una pecca culturale/manageriale che porta a credere che la formazione sia una perdita di tempo e che sia impossibile misurare i vantaggi prodotti dalla formazione. In realtà è vero il contrario, perché quello che viene definito il ROI (Return on Investment) della formazione è ben quantificabile se si individuano degli indicatori di riferimento precisi. Ci sono aziende che grazie alla formazione sono riuscite a guadagnare anche venti o trenta mila euro.

E molto spesso il ROI (Return on Investment) ottenuto è molto alto in virtù di un investimento economico in formazione pari a zero. Esistono diversi strumenti per finanziare la formazione:

  • attraverso i fondi interprofessionali che danno l’opportunità di utilizzare lo 0,30% del monte contributivo obbligatorio versato all’Inps – previsto dalla Legge 388 del 2000 – per realizzare piani formativi a vantaggio dello sviluppo aziendale e della preparazione dei lavoratori e dei dirigenti.

In aggiunta, per le aziende della Regione Puglia ci sono due altri strumenti:

  • i Piani Formativi Aziendali, che è un bando regionale che consente di presentare un piano per la formazione professionale non obbligatoria e che copre fino al 70% del valore del piano. Il restante 30% viene richiesto come cofinanziamento da parte dell’impresa attraverso il mancato reddito per le ore in cui i dipendenti sono in formazione.
  • I Pas Imprese, uno strumento che consente di accedere a dei voucher aziendali per finanziare la formazione di imprenditori e lavoratori.

Le opportunità esistono, è sufficiente guardare alla formazione con occhi nuovi e aprirsi verso nuove possibilità di crescita aziendale. L’importante è farsi supportare da persone preparate che consentano di ottimizzare al massimo i finanziamenti disponibili.

FORMAZIONE DEL FUTURO: IL CASO H-FARM

FORMAZIONE DEL FUTURO: IL CASO H-FARM

Investire nella realtà virtuale a distanza

L’articolo di oggi viene da Wired ed è a cura di Kevin Carboni. Parliamo di un case history legato alla formazione. Potete leggere l’articolo completo a questo link

H-farm, primo incubatore italiano di startup e oggi centro per l’innovazione, investe nella filiera dell’educazione con My school, il primo progetto di scuola multicanale che unirà lezioni in live streamingon demand e tramite la realtà virtuale e aumentata, offrendo un campus virtuale ai propri studenti. My school, che utilizza le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie digitali, è l’ultimo tassello del programma educativo di H-farm, che ha sviluppato sia un network di scuole internazionali per alunni e alunne dai 3 ai 16 anni, sia percorsi universitari che vanno dalla laurea triennale ai master.

L’esperienza formativa è stata trasformata per adattarsi alle esigenze di di un mondo in cui la didattica a distanza ha mostrato di poter avere delle potenzialità, se sviluppata nella maniera adeguata. My school è stata pensata appositamente per chi, per motivi di salute, non può frequentare una scuola fisica, o per chi sta seguendo un percorso di carriera sportivo e ha bisogno di trovare un equilibrio tra studio e allenamenti, per chi segue altri percorsi educativi o per chi, per qualunque motivo, non può frequentare lezioni in presenza. I programmi e i contenuti didattici sono stati riprogettati per essere distribuiti su più canali digitali. Le lezioni saranno disponibili sia in diretta che in differita – on demand – e una biblioteca digitale raccoglierà tutti i contenuti educativi che saranno sempre a disposizione delle studentesse e degli studenti.

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