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Gli assistenti vocali e il marketing nel 21esimo secolo

Avete presente gli assistenti vocali? Si, proprio quelli che somigliano tanto a dei giochini che rispondono alle vostre domande.

E se vi dicessi che tra poco faranno la spesa al posto vostro?

Vi sembra uno scenario un po’ troppo azzardato? Non lo è affatto. Nei prossimi 10 anni gli assistenti vocali rivoluzioneranno le nostre abitudini, a partire dalla spesa settimanale. Se ci pensate bene, negli ultimi anni abbiamo iniziato a conoscerli grazie ai nostri smartphone; Siri, Google Assistant, Alexa, Bixby, hanno fatto l’ingresso nella nostra vita in punta di piedi, fino a circa un anno addietro, periodo nel quale hanno debuttato in Italia i dispositivi Google Home, con i quali sempre più prodotti e dispositivi “casalinghi” sono in grado di comunicare, dal termostato alle lampadine, dall’impianto di allarme al condizionatore e agli elettrodomestici in cucina.

Quello che si sta prefigurando è dunque un decennio che vedrà questi dispositivi dialogare in modo autonomo con sempre più servizi, tanto da rendere necessario per noi il solo utilizzo della nostra voce per comandarli.

Le nostre abitudini alimentari, come i gusti musicali e le nostre passioni, non sono e non saranno in futuro un mistero per aziende come Amazon, Google, Apple e compagnia, tanto che le aziende che vorranno proporci i loro prodotti, dovranno probabilmente fare i conti con gli algoritmi di filtraggio di questi dispositivi “intelligenti” con i quali dialogheremo sempre più spesso, per arrivare a noi.

Ma torniamo al presente riprendendo un passaggio dell’articolo “Il Marketing nell’era di Alexa” di HBR (Harvard Business Review).

“Gli assistenti virtuali guidati dall’AI (Intelligenza Artificiale) stanno colonizzando rapidamente le case dei consumatori. Gli analisti stimano che Amazon, per esempio, abbia venduto qualcosa come 25 milioni di smart speaker Echo, che gli acquirenti utilizzano per entrare in contatto con la sua assistente digitale, Alexa, e stando alle previsioni quel numero dovrebbe più che raddoppiare entro il 2020. Se teniamo conto dei milioni di altri dispositivi che la ospitano già tramite i sistemi operativi iOS o Android, il tasso di penetrazione nel mercato di Alexa appare ancora più elevato. Google Assistant, a cui si accede prevalentemente tramite i cilindretti Google Home e i telefonini Android, è ormai disponibile

 su 400 milioni di apparecchi. Nei mesi scorsi Apple ha lanciato un home-pod che impiega l’assistente digitale Siri, e Samsung ha acquisito Viv, un’azienda specializzata nello sviluppo di smart assistant fondata dai creatori di Siri, per potenziarne la piattaforma Bixby AI. Microsoft e Tencent hanno piattaforme specifiche per i loro assistenti AI (Cortana e Xiaowei), e gli assistenti virtuali Chumenwenwen e Xiaoice (che è capace di sostenere conversazioni misteriosamente simili a quelle umane e avrebbe 40 milioni di utilizzatori registrati) sono già molto popolari in Cina.

La piattaforma raccoglierà e fornirà informazioni, e l’assistente sarà l’interfaccia del consumatore con sistemi di domotica, elettrodomestici e altre macchine. L’assistente sarà anche il portale di accesso a un centro commerciale infinito, che metterà a disposizione ogni sorta di beni e di servizi.

Più i consumatori la useranno, più la piattaforma ne capirà le abitudini e le preferenze, e meglio risponderà alle loro esigenze – accrescendone la soddisfazione in un ciclo che si autorinforza.

Oggi i brand devono il loro successo alla capacità di segnalare la qualità dei prodotti e di conquistare la lealtà degli acquirenti. Ma in un mondo dominato dalle piattaforme AI, gli operatori di marketing potrebbero scoprire che i consumatori si fidano più degli assistenti digitali che dei brand. In molti casi, le attività che aiutano i brand a cementare nel tempo le relazioni con gli acquirenti – capire e soddisfare i bisogni delle persone, garantire la qualità e mettere costantemente al centro gli interessi dei consumatori – verranno svolte meglio dalle piattaforme AI.”

Le imprese dovranno dunque abituarsi a dialogare con queste “Intelligenze” con un approccio totalmente diverso da quello che fino ad ora hanno utilizzato per rendere fedeli i clienti “umani”.

In un’era nella quale la fedeltà dei consumatori ai brand vacilla come non mai, gli assistenti virtuali potrebbero assestare il colpo di grazia ad una tipologia di marketing imperante da oltre 50 anni.

 

Luca Presta

NUOVA NORMATIVA IN MATERIA DI PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

A partire dal prossimo 28 maggio 2018 entrerà in vigore la nuova normativa relativa al trattamento dei dati personali.
L’attuale codice della privacy, contenuto nel D.Lgs. n. 196-2003, dovrà quindi accogliere tutte le novità di matrice europea, per evitare che con l’avvento del 25 maggio 2018 si crei confusione tra l’attuale norma nazionale e il Regolamento 2016/679 che diventa operativo a prescindere da qualunque adeguamento ad opera dei singoli Paesi UE.

Ecco di cosa si tratta:

  • Con l’avvento del nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati le imprese e i liberi professionisti dovranno metter mano al tema privacy con uno sguardo più ampio che riguaderà non soltanto il territorio italiano bensì quello europeo.
  • Si avrà quindi il vantaggio di avere un’unica autorità per la protezione dei dati anche per chi svolge attività all’estero.
  • Il focus della nuova normativa sarà quello di sensibilizzare le imprese ad avere un approccio al tema che sia più centrato sulla responsabilizzazione dei titolari e responsabili del trattamento e sull’adozione di comportamenti proattivi finalizzati alla reale applicazione del nuovo regolamento.

Per adeguarsi alla nuova normativa il primo passo sarà certamente un’approfondita analisi interna per intercettare tutti i flussi informativi che possono generare fattori di rischio e sui quali sarebbe opportuno intervenire per svolgere l’attività coerentemente con quanto previsto del nuovo regolamento. In tal senso un’attima prassi è quella di identificare bene ruoli e responsabilità (ad esempio il DPO – Data Protection Officier o il RPD – Responsabile della Sicurezza dei Dati).

Le conseguenze per chi non si adegua possono essere molto onerose; infatti oltre alle sanzioni penali bisognerà fare i conti anche con le sanzioni pecuniarie che possono arrivare fino al 4% del fatturato totale annuo (fino a un massimo di 20 milioni di euro).

Se desideri maggiori dettagli non esitare a compilare il form per contattarci. La nostra rete di esperti sarà pronta ad aiutarti.