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COSA FARE PER PIACERE A GOOGLE

COSA FARE PER PIACERE A GOOGLE

Il mistero dell’algoritmo di Google e cosa possiamo fare per aumentare la nostra visibilità online

Articolo a cura di Luca Cannarozzo disponibile nella versione completa al seguente link

L’evoluzione costante degli algoritmi di Google impone un’ottimizzazione continua delle pagine web, un lavoro che non dovrebbe fermarsi alla sola scelta delle giuste parole chiave. 

Gli ultimi progressi dell’algoritmo del motore di ricerca più famoso del mondo, impongono un approccio SEO differente per guadagnare un ranking ottimale. Per questi motivi conoscere, per quanto possibile, l’algoritmo che ne regola il posizionamento, risulta di primaria importanza.

Ma quali sono gli elementi di una pagina web che a Google proprio non piacciono? E soprattutto, come evitarli? 

1. Contenuti di scarsa qualità 

Content is the King.  Quante hai sentito pronunciare questa frase? Continuerai a sentirla, dato che I contenuti di qualità di una pagina web possono ancora fare la differenza nella corretta indicizzazione e posizionamento di un sito web.

I contenuti di scarsa qualità di una pagina web, rappresentano per la maggior parte delle volte un aspetto determinante nella penalizzazione di una pagina. Se, inizialmente, le parole chiave rappresentavano lo strumento più importante per classificare correttamente un sito web, da allora molte cose sono cambiate. 

Adesso è essenziale che i contenuti dei siti web siano originali, ricercati e organizzati in maniera ottimale. Un contenuto di bassa qualità, pure accompagnato da un’accurata scelta delle parole chiave, non può e non potrà rappresentare uno strumento valido per poter scalare i risultati di ricerca. Oggi occorre molto di più.

Google richiede contenuti di qualità, nel senso più stretto del termine. Come si possono produrre contenuti interessanti per gli utenti e allo stesso tempo per il motore di ricerca più famoso al mondo? Un metodo esiste. Si basa essenzialmente su tre aspetti principali: 

Il primo: la profondità dell’argomento.

Google premia i testi più lunghi e contenuti completi. L’algoritmo adesso è capace di evidenziare sezioni del contenuto pubblicato, per rispondere a specifiche domande dell’utente. Per questi motivi, un contenuto più approfondito può offrire la possibilità di soddisfare innumerevoli interrogativi sull’argomento. 

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PERCHE' USARE GOOGLE MY BUSINESS

PERCHE’ USARE GOOGLE MY BUSINESS

Molti lo usano ma non lo sanno. Scopriamo come funziona uno dei più importanti strumenti messi a disposizione da Google

Iniziamo col dire che tutti usiamo Google My Business ma che non tutti sanno di cosa si tratta. In effetti stiamo parlando di uno strumento entrato nella nostra quotidianità quando cerchiamo qualcosa sul motore di ricerca e che facilmente ci restituisce informazioni come orari di apertura, sito web, indirizzo, ecc. Ma perchè un’azienda dovrebbe usare Google My Business? Come fa Google a darci queste informazioni? Grazie alle schede aziendali gratuite che ci mette a disposizione.

Google My Business. La scheda aziendale gratuita

Per farci trovare facilmente dai nostri clienti e iniziare a migliorare la nostra immagine digitale, Google ci fornisce questa opportunità che consiste nel registrare la nostra azienda su Google e gestire le nostre informazioni attraverso una dashboard dedicata.

Cosa possiamo fare attraverso la dashboard:

  • Aggiornare i dati aziendali (indirizzo, contatti, orari, ecc.)
  • Gestire foto e video aziendali
  • Parlare con i clienti attraverso la gestione delle recensioni
  • Analizzare le statistiche sulle ricerche degli utenti e migliorare la loro esperienza

Vantaggi per le aziende

La scheda Google My Business rappresenta davvero una grossa opportunità perchè fortemente legata al motore di ricerca: e oggi Google è senza dubbio il principale motore di ricerca utilizzato a livello internazionale. Proprio per questa ragione attraverso questo strumento le aziende possono:

  • dare informazioni utili ai propri clienti nel momento in cui cercano informazioni su temi specifici
  • migliorare l’indicizzazione del sito aziendale rendendolo visibile agli utenti
  • migliorare la digital reputation

Tutto ciò in maniera totalmente gratuita. Non approfittarne sarebbe follia!

GOOGLE, ANDROID, A.I. E TANTE NOVITA' IN ARRIVO

GOOGLE, ANDROID, A.I. E TANTE NOVITA’ IN ARRIVO

Ampio spazio all’intelligenza artificiale, ma anche a nuovi progetti all’insegna della sostenibilità e del nuovo mondo dell’era Covid-19

Con questo articolo scopriamo cosa ci attende nel futuro prossimo. Lo facciamo grazie alle informazioni di Diego Barbera pubblicate su Wired. L’articolo completo è disponibile a questo link

Una prima giornata ricchissima di novità quella che ha inaugurato il Google I/O 2021 in diretta streaming libero. Sul piatto, presentazioni di svariati degli ambiti in cui il colosso di Mountain View si sta impegnando da anni come i sistemi operativi, le applicazioni per la vita quotidiana e soprattutto nella ricerca di un’intelligenza artificiale sempre più naturale, flessibile e utile.

Come vi abbiamo ampiamente anticipato, la grossa novità di Android 12 sarà un restyling notevole che prenderà il nome di Material You. Sostituirà il Material Design ormai vecchio di sette anni con nuove sfumature, animazioni, bordi, gestione degli spazi e degli ambienti. La parola d’ordine è personalizzazione con una scelta totale di colori, sfondi e stili dei widget per seguire le proprie preferenze. Tutte le animazioni diventono più fluide e responsive, vengono riprogettate aree come quella delle notifiche, delle opzioni rapide e del menu on/off e debutta una dashboard rinnovata per la privacy. Inoltre, lo smartphone potrà fungere da chiave con Android Auto sulle vetture compatibili (si parte con alcune Bwm).

Tantissimi gli smartphone che possono installare la beta di Android 12, non solo i Pixel ma anche per esempio OnePlus 9 e 9 Pro, Asus Zenfone 8, Oppo Find X3 Pro, Tcl 20 Pro e la famiglia Xiaomi Mi 11.

Grossa novità in ambito smartwatch con Google e Samsung a unificare le piattaforme Tizen Os con Wear Os la cui versione 3.0 velocizza le animazioni e le rende più fluide, allunga la vita della batteria e ottmizza le altre funzioni come rilevamento battito cardiaco o monitoraggio della qualità del sonno. Ci sarà la navigazione passo a passo su Google Maps e YouTube Music entro fine anno.

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Gli assistenti vocali e il marketing nel 21esimo secolo

GLI ASSISTENTI VOCALI E IL MARKETING NEL 21ESIMO SECOLO

Avete presente gli assistenti vocali? Si, proprio quelli che somigliano tanto a dei giochini che rispondono alle vostre domande.

E se vi dicessi che tra poco faranno la spesa al posto vostro?

Vi sembra uno scenario un po’ troppo azzardato? Non lo è affatto. Nei prossimi 10 anni gli assistenti vocali rivoluzioneranno le nostre abitudini, a partire dalla spesa settimanale. Se ci pensate bene, negli ultimi anni abbiamo iniziato a conoscerli grazie ai nostri smartphone; Siri, Google Assistant, Alexa, Bixby, hanno fatto l’ingresso nella nostra vita in punta di piedi, fino a circa un anno addietro, periodo nel quale hanno debuttato in Italia i dispositivi Google Home, con i quali sempre più prodotti e dispositivi “casalinghi” sono in grado di comunicare, dal termostato alle lampadine, dall’impianto di allarme al condizionatore e agli elettrodomestici in cucina.

Quello che si sta prefigurando è dunque un decennio che vedrà questi dispositivi dialogare in modo autonomo con sempre più servizi, tanto da rendere necessario per noi il solo utilizzo della nostra voce per comandarli.

Le nostre abitudini alimentari, come i gusti musicali e le nostre passioni, non sono e non saranno in futuro un mistero per aziende come Amazon, Google, Apple e compagnia, tanto che le aziende che vorranno proporci i loro prodotti, dovranno probabilmente fare i conti con gli algoritmi di filtraggio di questi dispositivi “intelligenti” con i quali dialogheremo sempre più spesso, per arrivare a noi.

Ma torniamo al presente riprendendo un passaggio dell’articolo “Il Marketing nell’era di Alexa” di HBR (Harvard Business Review).

“Gli assistenti virtuali guidati dall’AI (Intelligenza Artificiale) stanno colonizzando rapidamente le case dei consumatori. Gli analisti stimano che Amazon, per esempio, abbia venduto qualcosa come 25 milioni di smart speaker Echo, che gli acquirenti utilizzano per entrare in contatto con la sua assistente digitale, Alexa, e stando alle previsioni quel numero dovrebbe più che raddoppiare entro il 2020. Se teniamo conto dei milioni di altri dispositivi che la ospitano già tramite i sistemi operativi iOS o Android, il tasso di penetrazione nel mercato di Alexa appare ancora più elevato. Google Assistant, a cui si accede prevalentemente tramite i cilindretti Google Home e i telefonini Android, è ormai disponibile

 su 400 milioni di apparecchi. Nei mesi scorsi Apple ha lanciato un home-pod che impiega l’assistente digitale Siri, e Samsung ha acquisito Viv, un’azienda specializzata nello sviluppo di smart assistant fondata dai creatori di Siri, per potenziarne la piattaforma Bixby AI. Microsoft e Tencent hanno piattaforme specifiche per i loro assistenti AI (Cortana e Xiaowei), e gli assistenti virtuali Chumenwenwen e Xiaoice (che è capace di sostenere conversazioni misteriosamente simili a quelle umane e avrebbe 40 milioni di utilizzatori registrati) sono già molto popolari in Cina.

La piattaforma raccoglierà e fornirà informazioni, e l’assistente sarà l’interfaccia del consumatore con sistemi di domotica, elettrodomestici e altre macchine. L’assistente sarà anche il portale di accesso a un centro commerciale infinito, che metterà a disposizione ogni sorta di beni e di servizi.

Più i consumatori la useranno, più la piattaforma ne capirà le abitudini e le preferenze, e meglio risponderà alle loro esigenze – accrescendone la soddisfazione in un ciclo che si autorinforza.

Oggi i brand devono il loro successo alla capacità di segnalare la qualità dei prodotti e di conquistare la lealtà degli acquirenti. Ma in un mondo dominato dalle piattaforme AI, gli operatori di marketing potrebbero scoprire che i consumatori si fidano più degli assistenti digitali che dei brand. In molti casi, le attività che aiutano i brand a cementare nel tempo le relazioni con gli acquirenti – capire e soddisfare i bisogni delle persone, garantire la qualità e mettere costantemente al centro gli interessi dei consumatori – verranno svolte meglio dalle piattaforme AI.”

Le imprese dovranno dunque abituarsi a dialogare con queste “Intelligenze” con un approccio totalmente diverso da quello che fino ad ora hanno utilizzato per rendere fedeli i clienti “umani”.

In un’era nella quale la fedeltà dei consumatori ai brand vacilla come non mai, gli assistenti virtuali potrebbero assestare il colpo di grazia ad una tipologia di marketing imperante da oltre 50 anni.

 

Luca Presta